"Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri,ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre". - Walter Bonatti
Prende via in modo ufficiale la stagione invernale della
Sucai.
E come tradizione lo fa sci ai piedi con la gita degli Auguri.
Sono circa una trentina i sucaini che si ritrovano a Cheneil
sopra Valtournanche per affrontare quella che si fa davvero fatica a definire “powder”,
ma tant’è, l’inverno è ancora lungo.
La meta è la becca Trècare o meglio la spalla ovest ossia
quella scialpinistica (quota 2.852).
Sono 800 metri di dislivello che scivolano
via senza grosse difficoltà, ottimi per iniziare a far girare le gambe.
In cima
la temperatura non invita a fare grandi festeggiamenti e allora giù a cercare
qualche curva nella
Prima avremmo potuto semplicemente riportare quello che Luca
Pandolfi è venuto a raccontarci di sè giovedì scorso alla presentazione delle
attività invernali della sottosezione. Ma avremmo rischiato di scivolare in una
descrizione da bollettino parrocchiale.
E invece diciamocelo!
Vedere quel pezzo d’uomo, con qualche capello argentato che
spunta qua e là nella folta chioma, con una dialettica semplice ma che
sorridendo surfa sui visi stupefatti di una platea che straborda all’interno
della sala stemmi del Monte dei Cappuccini ci obbliga ad una settimana di
silenziosa clausura.
Anche
perché il suo modo di raccontare la montagna e le sue avventure in
fuoripista con la sua tavola da snowboard è spontaneamente
accattivante. E saranno le foto e i video delle sue discese impossibili
che scorrono
alle sue spalle, sarà la bravura
di Linda nel guidarlo nel suo discorrere, sarà la regia di Elena a cui nulla sfugge…
ma il racconto rapisce chi lo ascolta.
E un po’ ci viene voglia di pensare
anche solo per un momento di essere al suo posto. Per un istante siamo insieme a
lui a scendere - sci o tavola ai piedi - quella coltellata bianca nel roccioso versante italiano del
Bianco che è il canale della Sentinella Rossa o a galleggiare sulla “spinosa”
parete a 50° del Sangri-là, dove anche Jeremy Jones è caduto.
Solo a freddo ritorna alla mente l’emozione che ci ha regalato la
funivia che da Chamonix porta all’Aguille du Midì, a quanto il solo vedere dall’alto
la traccia della Mallory ci susciti più emozione dell’impronta di Amstrong sulla
luna. La Mallory che appunto Pandolfi tratta alla stregua di un facile
allenamento.
E allora vada per le nostre gite di scialpinismo fuoriporta, per il nostro
freeride della domenica… e accontentiamoci del piacere di vedere i video di
questi pazzi scatenati.
E di rimanere a bocca aperta quando ci raccontano le
loro avventure.
E quando mai ti capiterà di nuovo di ritrovarti su un
sentiero di montagna ai 2.600 con lo sfondo del Monte Bianco, vestito da
batterio ad inseguire Puffetta con alle spalle nientepopodimeno che Mastro
Lindo?
Quando mai ti capiterà ancora di catapultarti in un pendio
ripido con in testa una calza da donna con tanti fazzolettini verdi che
spuntano qua e là e un elmo romano tra le braccia inseguito da 4 pretoriani?
Quando mai potrai superare di corsa e in un colpo solo
Spiderman, Wonder Woman con la barba e Capitan America con un corpetto da far
invidia alle conigliette di playboy?
Non è la fantasia di Milo Manara ad aver disegnato questa
idea malsana, ma un gruppo affiatato di trailer di Courmayeur che nel 2006
hanno deciso di unire la goliardia allo sport, la fantasia alla corsa, il gioco
allo sport, la festa a quello che in fondo a un valdostano non può non piacere:
la montagna.
E così è nata l’Arrancabirra.
Dove “arrancare” e “birra” non sono che un pretesto per
divertirsi: arrancare per 18
km e 1500
metri di dislivello e bere 6 birre
Ma questo è il meno.
E’ la festa dei trailer: correre in montagna è la loro
passione e per un paio di birre non è mai morto nessuno.
La gara conta poco, il tempo non si guarda e le classifiche
neppure. Quello che conta è il costume più fantasioso, più ingegnoso, più
divertente, più in linea con il tema: quest’anno quello dei supereroi.
Un carnevale di divertenti maschere che si arrampicano su
per la montagna, divertite dal condividere la passione e vittime inesorabili
dell’ebbrezza delle Moretti accatastate a montagne ad ogni ristoro.
Montagna, salita, discesa, sport, divertimento…un filo rosso
che inesorabilmente porta alla Sucai che infatti non poteva mancare con un
supereroe d’eccezione: Mastro Lindo che deve vedersela con i batteri
verdi.
Divertiti divertenti: prima, durante e dopo, al mega party
di Courmayeur.
Nessuno sa ancora quale sarà il tema del prossimo anno, ma
stanne certo che quelli della Sucai non mancheranno!
E gli altri? …beh dall’altra parte delle Alpi… qualcosa si muove. La delegazione elvetica della Sucai non molla mai e guarda un po’
chi si ritrova a pedalare insieme a Miss-K!?
Sono denominazioni che mettono soggezione al solo pronunciarle.
Sono luoghi che evocano fantasie e ricordi.
Sono sentieri dove la storia si è unita alla leggenda e la leggenda al mito.
L'ultima gita alpina della stagione per i bikers sucaini non lascia spazio a distrazioni.
Si parte da Bousson, là dove la Valle Argentera si unisce alla Val di Thuras, e dopo un breve tratto si intraprende la mitica salita al Lago Nero, anche conosciuta come Patimento y Suffrimento.
Il gruppo resta compatto e la giovialità della giornata stempera la fatica, ma per raggiungere la quota dei 2300 c'è ancora da arrampicarsi sulla inaccessibile rampa della disperazione che i nostri affrontano con encomiabile dedizione.
Di qui l'arrivo al Col Begino diventa un gioco da ragazzi nella parte più spettacolare della gita ossia la traversata degli dei. Breve sosta panoramica e nuova salita al Monte Corboiun (2439): la Cima Coppi della giornata. Di lì i bikers con tracodante sicurezza si lasciano scivolare nel sentiero single track della Clavierissima fino ad immergersi nel mondo sospeso delle Cave di marmo verde di Cesana...e di qui ritorno a Bousson.
La merenda dal benzinaio di Cesana è condivisa con i reduci del trail di Oulx.
Ci abbiamo creduto: alla faccia del meteo avverso, della pioggia in nottata e delle nuvole sul cielo di Torino.
Ci abbiamo creduto e l'abbiamo fatto.
E stamattina alle 6 in punto (mhmmm.... vabbeh il quarto d'ora accademico per chi veniva da distante è concesso) eravamo lì, davanti al cancello dell'ex zoo, pronti a far "rombare" le mountain bike (e pure una to-bike) nel circuito ciclabile cittadino.
Direzione sud, attraverso il Valentino e il Parco delle Vallere ....con qualcuno che vorrebbe continuare fino al mare e invece giunti a Moncalieri si sale ancora fino al Castello e poi voilà, ahinoi si torna indietro.
Prima di indossare gli abiti civili c'è ancora tempo per la colazione alla Pasticceria Sabauda della Gran Madre e poi via a cominciare la giornata.
Era nell'aria da un po' di anni, ma il meteo avverso aveva sconsigliato di avvicinarsi alle rocce del Monviso nelle passate edizioni degli "inviti". Quest'anno invece sì: con un po' di fortuna e la giusta dose di ottimismo.
La mattina di sabato è splendida e la salita al Rifugio Giacoletti permette agli impavidi alpinisti di godere di uno spettacolo magnifico sul Re di Pietra.
Verso mezzodì arrivano le prime nuvole a mettere il cappello al Viso, ma i sucaini su due fronti cominciano comunque a risalire Dimensione Quarto di Punta Venezia (3.095m) e la Cresta Est di Punta Udine (3022m).
La fortuna premia gli audaci e a metà del pomeriggio le due vette sono conquistate. Di qui rimane la discesa per la divertente ferrata del couloir del Porco. La mattina dopo chi rimane ha nuovamente la sorpresa di essere graziato da Giovepluvio e può nuovamente salire a Punta Udine attraverso Alice 120/80.
Se
c'e' una cosa che mi irrita di agosto e' che alla fine mi trovo inevitabilmente
più vecchio.
Parto
convinto di avere "solo" l'età compiuta l'anno scorso e
zacchete....ritorno e devo fare i conti con un'anagrafe irreparabilmente
mutata.
Per
il resto diciamocelo: e' il mese più bello dell'anno.
Ok,
non si scia (e se si vuole si può anche fare!!). Ma se vuoi andare in montagna hai uno scenario incredibile con
mille discipline da provare o da riprovare e se invece vuoi il mare.... beh
butti la tessera del Cai in un cassetto e chi si e' visto si e' visto: ci si
ritrova a settembre.
Settembre....ecco,
appunto!
Come
oggi.
Per
la precisione lunedì 1° settembre...
Quella
data odiosa che ti obbliga a non fare i conti su quanto ti manca alle prossime
ferie estive per non trovarti tra le mani un numero
impronunciabile... irrealistico... IMPOSSIBILE!!!
E
allora ti rifugi a sfogliare il calendario degli eventi per dare “un senso a
questa situazione anche se questa situazione un senso non ce l'ha”: trovi la
sagra del peperone a Carmagnola, quella della rapa bitorzoluta a San Damiano
d'Asti e altre cosucce di questo genere: così la depressione è assicurata!
Per
riprendere vita non resta altra scelta che riaprire quel cassetto dove a fine
luglio hai frettolosamente buttato la tessera Cai e catapultarti veloce veloce
sul sito www.sucai.it